lunedì 7 giugno 2010

Il Dinho di Crudeli: L'incommensurabile foca monaca

Dinho, raffinato interprete di un calcio dove arte e poesia si fondano mirabilmente per dare vita a uno spettacolo pirotecnico di rara bellezza. Certo, il fuoriclasse moderno non può prescindere da alcune componenti atletiche. La velocità abbinata alla tecnica fa la differenza. Gli anni, purtroppo, scorrono veloci e allora anche i campioni più conclamati sono destinati a sfiorire. Ronaldinho, a 30 anni, non è lo stesso che abbiamo visto giostrare nel Barcellona (69 gol in 145 partite e nella stagione 2006-07 ha realizzato il bottino massimo di 21 reti in 32 partite) una serie di infortuni e poi il trasferimento al Milan dove nel campionato 2008-09 ha realizzato 8 gol in 29 match disputati , quest' anno sia pure in una stagione disseminata di luci e ombre come è andato oltre regalandoci 17 assist ( e non 16!!) e 15 gol (12 in campionato e 3 in Champions) complessivi. Non poco se si considera che 32 delle 72 reti conseguite dal Milan in campionato (60 centri) in Champions (10) e in Coppa Italia (2) sono scaturite dalle sue invenzioni. Grazie alle prodezze della Foca Monaca (appellativo che gli ho personalmente affibbiato per la sua destrezza) i rossoneri hanno incamerato più di 28 punti. Dati statistici che confermano la notevole incidenza del brasiliano. Personalmente più che relegarlo sull'out lo vedrei meglio operare dietro le punte, libero di muoversi in spazi più ampi per dare sfogo al suo immenso talento, anche se devo riconoscere che nel calcio di oggi il trequartista in fase di ripiegamento della squadra deve saper difendere e contrastare gli avversari. Doti che non sono nelle corde dell'incommensurabile fuoriclasse brasiliano più portato a recitare un ruolo di primo piano nella fase offensiva piuttosto che in quella difensiva. Ogni tanto si concede delle pause, durante le quali per lunghi tratti sembra estraniarsi, poi quando rispuntano i suoi preziosismi tecnici, che ravvivano le partite, in quei frangenti di piena estasi tutto passa in secondo ordine: il tempo che scorre troppo velocemente, il risultato del match, gli avversari che randellano come dei fabbri, gli errori dell'arbitro, i debiti personali, la suocera rompiscatole. Ipotizzare un calcio senza l'estro, la fantasia, la classe degli emuli di Ronaldinho è come radere al suolo le bellezze naturali e rendere brullo un paesaggio incantevole. Il football moderno, sempre più rude e muscolare, è un corpo senza anima e quindi non manda in sollucchero le platee. I fini dicitori che con la loro abilità di palleggio esaltano il rendez-vous pedatorio sono una garanzia e un patrimonio di inestimabile valore che infiammano le torcide. Ronaldinho appartiene a questa razza eletta che va protetta e salvaguardata.

Tiziano Crudeli